Burning Man: il festival dell’incoerenza

Burning Man: l’anarchia regolamentata dell’evento ed il richiamo dei milionari californiani danno vita alla kermesse dell’assurdo

Creatività senza limiti, innovazione e condivisione sono le parole d’ordine dell’annuale Burning Man, il festival americano che dal 1991 richiama nel Black Rock Desert del Nevada decine di migliaia di performers provenienti da ogni parte del mondo.

L’imperativo è condividere ogni esperienza, l’obiettivo è sperimentare senza censura ogni idea, espressione o desiderio a livello scientifico e artistico, spirituale e sessuale.

Burning man il festival americano dell'assurdo e della contraddizione

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Partecipare, condividereappartenere sono i diktat imposti dagli organizzatori del festival ai burners: ogni forma di individualismo è bandita dalla città provvisoria, così come ogni tentativo di opporsi al senso comunitario viene stroncato sul nascere. Possiamo considerare il Burning Man come un social network, benché manchi la virtualità intrinseca data dalla rete. Qui non esisti come individuo, sei solo un tassello di qualcosa di più grande di te ed il tuo valore è funzionale al tuo contributo in termini di sperimentazione, o almeno questo vogliono farti credere.

Paradossalmente, ogni partecipante deve fare affidamento solo su se stesso per sopravvivere nel deserto, ma questa non è l’unica contraddizione. Se da un lato la libertà d’espressione tocca picchi degni del libertarismo in stile Woodstock, dall’altro le restrizioni alla diffusione di informazioni ed immagini oltre le sabbie del deserto sono molto severe: quello che succede al Burning Man rimane tra i burners.

Una sorta di anarchia rispettosa delle regole insomma, un’interazione sociale regolamentata da un decalogo deciso dagli organizzatori, in cui certi comportamenti vengono promossi, altri proibiti. Il denaro è vietato, i cellulari non funzionano ed è impossibile fare foto o riprese dei vari workshop, delle esibizioni o delle mostre artistiche: condividere sì, ma nei limiti a quanto pare.

Per gli organizzatori il festival va vissuto come un’opportunità di crescita personale, un modo per entrare in contatto con il proprio “io” e trovare la chiave di volta della consapevolezza condividendo con gli altri la propria identità, il tutto alla modica cifra di 380 dollari ciascuno. Eliminare le barriere che rendono ciascun individuo un essere a sé e fonderlo assieme a tutti gli altri in una massa di creatività, in cui contano le idee soltanto, ecco il risultato di questa operazione che tanto inneggia alla libertà.

Burning Man: l’evento più ambito degli imprenditori della Silicon Valley

L’aspetto eclatante e inquietante del Burning Man è però un altro, nonostante le tante incoerenze fin qui osservate. Ciò che lascia senza parole e con la sensazione che la realtà di sempre altro non sia che apparenza, è che l’evento è meta ambita dai più importanti imprenditori della Silicon Valley come i dirigenti di Facebook e Google. E non stanno a guardare nemmeno Twitter e Amazon, fuori dalla valle di Santa Clara.

Chi manovra i fili dei sistemi comunicativi e di diffusione delle informazioni è in simbiosi con la kermesse scenografica meno trasparente che ci sia e ciò si nota dalla stessa coercizione alla condivisione che tanto il Burning Man quanto i social networks mettono in atto. Esisti grazie allo sharing, sad but true.

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