Meschinità e ignoranza: la malagestione del problema immigrazione in Italia

Dopo i mille sacrifici chiesti dal governo Monti, il susseguirsi di capi di governo non eletti, il buio ancora presente nel tunnel della crisi economica, l’assenza di lavoro, cari cittadini italiani apriamo la porta di casa stasera abbiamo ospiti a cena!

Non credo sia facile in questo momento trovare altre parole per descrivere non tanto il livello d’emergenza immigrati in Italia che è ormai chiaro a tutti, ma la modalità con cui questo viene gestito, se non che con i termini: meschinità e vergogna. Termini che non fanno riferimento al singolo governo, sindaco, poliziotto o Presidente di Regione, ma all’intero sistema politico-sociale che caratterizza il paese Italia oggi ed è questo il punto chiave della questione.

Si cerca in tutti i modi di mettere a margine il problema, negando il possibile contagio di malattie, negando legami tra immigrazione e mafia, tra terrorismo e viaggi nei barconi oppure di amplificare in maniera opposta tutto questo, creando sempre più quella percezione di insicurezza, rischio e paura nel cittadino. Si esagera insomma da entrambe i lati , senza citare partiti, leader politici nazionali o internazionali; che il problema esista è chiaro a tutti ma meglio agire senza troppe discussioni, confronti o senza coinvolgere associazioni, strutture sanitarie o ecclesiastiche o se viene fatto è solamente per il fatto che tra circa un mese si cambia Sindaco o Presidente di Regione.

Quadro su immigrati

da cdn.blogosfere.it

Immigrazione in Italia: vite umane strumento di “marketing” elettorale

Purtroppo la vita umana è diventata strumento di marketing elettorale e non sembra più stupire nessuno, anche questo aspetto sta subendo un processo di “normalizzazione “nella politica, tutto è “normale”, nessun principio o valore comune, il giusto o sbagliato non esiste più nel linguaggio politichese quello che conta è il si o il no del cittadino di fronte ad un programma elettorale.

Il fatto che tutto questo non sia demagogia ma una semplice analisi della triste realtà in cui viviamo lo dimostra un servizio giornalistico mandato in onda la sera dello scorso 15 luglio 2015 in una nota trasmissione televisiva dove si denunciava l’arrivo improvviso di un gruppo di immigrati, fatti alloggiare all’interno di un condominio della città di Treviso, abitato da anziani donne e minori soprattutto e per di più ,senza aver avvisato gli stessi residenti e ne il sindaco della città creando caos, disagio e timori improvvisi. SI è dunque volutamente scavalcata l’opinione dei cittadini, la volontà del primo cittadino di Treviso ma soprattutto si sono cancellati in pochi secondi qualsiasi tipo di diritto, con l’evidente volontà di bloccare al principio proteste, appelli ai media o lunghi articoli di giornale e cercando in maniera silenziosa e rapida di risolvere la questione immigrazione.

Senza nessun tipo di preavviso o particolari permessi da parte del Comune, si è deciso di collocare minori e donne immigrati proprio all’interno di abitazioni e strutture abitate e gestite da comuni cittadini, già in difficoltà, che purtroppo non hanno particolari “conoscenze o poteri magici” per respingere ed opporsi a questo tipo di azioni e costretti a covare dentro se stessi sentimenti di rabbia e di odio; e poi ci si meraviglia se sfociano improvvisi e apparentemente inspiegabili disagi sociali o comportamenti particolarmente violenti da parte di persone “così buone o normali”.

Gli stessi immigrati ovviamente non hanno nessuna colpa, vengono trasferiti da un luogo all’altro come pedine su una scacchiera ma in questi casi, l’ignoranza e la meschinità delle istituzioni viene sempre più a galla e diventa difficile scrivere il contrario purtroppo. Le stesse istituzioni diventano così ostacolo per una possibile integrazione, convivenza civile e vera causa dei comportamenti devianti e criminali all’interno di una società sempre più in crisi dal punto di vista etico, economico e morale.

Buoncompagni Giacomo, 27 anni. Laureato in comunicazione pubblica e specializzato in linguaggio non verbale, analisi dei media e scienze criminologiche con un master in criminologia investigativa. Sta conseguendo un secondo master in cyber security e collabora con la cattedra di sociologia presso l'Università di Macerata. È docente di "comunicazione e crimine" presso la Libera Università di Ancona e autore del libro "Il ruolo della comunicazione nell'investigazione" (Gruppo Editoriale L'Espresso)