Comportamento e comunicazione: una questione di punteggiatura

Perché non ci capiamo? Quale comportamento influenza quello dell’altro nella comunicazione?

Comportamento e comunicazione

 

« – Tu non mi capisci. – No, sei tu che non hai capito. – Allora prova a spiegarti meglio. – Sei sempre il solito…»

« – Perché non mi dice mai niente? – Meglio non dire nulla altrimenti si arrabbia di nuovo!»

E così via mille e mille altre discussioni di questo genere in cui è veramente difficile capire quale comportamento ha influenzato il comportamento dell’altro e quale per primo.

Per rispondere a questo quesito, possono essere utili i cinque assiomi della Scuola di Palo Alto:

  1. non si può non comunicare;
  2. i livelli comunicativi di contenuto e relazione;
  3. la punteggiatura della sequenza di eventi;
  4. la comunicazione digitale e analogica;
  5. interazione complementare e simmetrica.

Limitandoci al nostro caso, approfondiremo il terzo assioma, quello inerente alla punteggiatura della sequenza di eventi. La natura di una comunicazione dipende anche dalla punteggiatura delle sequenze di comunicazione fra i partecipanti. Che significa?

Specifichiamo subito che non si tratta di segni interpunzione. Per punteggiatura intendiamo solo e soltanto le diverse possibilità di interpretazione che un evento comunicativo può avere. Ogni comunicante può “leggere” un evento in modo diverso e ciò dipende dal proprio punto di vista e dalla relazione tra i partecipanti alla comunicazione.

La comunicazione è un continuo alternarsi di flussi comunicativi da una direzione all’altra, un movimento circolare di informazioni in cui le variazioni di direzione del flusso comunicativo sono scandite dalla punteggiatura e il modo di leggerla è determinato dal tipo di relazione che lega i comunicanti. Il modo di interpretare la punteggiatura è funzione della relazione tra i comunicanti.

Ad esempio, cerchiamo di immaginare un uomo che si chiude in se stesso davanti alla moglie che brontola. Il primo potrebbe pensare che si chiude perché la moglie brontola, e la seconda potrebbe convincersi che lei brontola perché lui si chiude. A seconda della punteggiatura usata cambia il significato dato alle comunicazioni e alla relazione.

La punteggiatura serve a differenziare la relazione tra gli individui coinvolti nell’interazione e a definire i loro rispettivi ruoli. Ciascun parlante punteggerà gli scambi all’interno di modelli di interazione più o meno convenzionali. Ciò determina una interpretazione degli eventi stessi, perché ogni partecipante alla comunicazione ha una propria propensione ad accettare un sistema di punteggiatura piuttosto che un altro.

Nella vita di coppia, ad esempio, è spesso difficile capire “chi influenza chi” ed è sempre vivo il rischio di osservare la situazione esclusivamente dal proprio punto di vista, usando cioè la propria punteggiatura e non riuscendo a cogliere quella dell’altro. In particolare, nelle relazioni conflittuali, può accadere che si ritenga in torto sempre e solo l’altra parte, come conseguenza di una distorta visione della punteggiatura nella relazione. Il problema principale diviene quello di stabilire quali siano le cause e quali le conseguenze.

Comportamento: la funzione pragmatica della comunicazione

La Suola di Palo Alto (città della California), con gli studiosi  Gregory Bateson, Paul Watzlawick, Janet Helmick Beavin, Don D. Jackson, per citarne alcuni, negli anni Sessanta, pose l’accento sulla funzione pragmatica della comunicazione, cioè sulla capacità di provocare degli eventi nei contesti di vita attraverso l’esperienza comunicativa.

La Scuola statunitense, facendo riferimento alla cibernetica (lo studio e la realizzazione di dispositivi e macchine capaci di simulare le funzioni del cervello umano), affermò che all’interno di un qualsiasi sistema interpersonale (una coppia, una famiglia, un gruppo…) ogni persona influenza le altre con il proprio comportamento ed è parimenti influenzata dal comportamento altrui.

Alla base di tale affermazione, sta la teoria della retroazione (cibernetica): l’informazione in ingresso genera un feedback positivo o negativo. Nel primo caso, la retroazione amplifica l’informazione e provoca un cambiamento nel sistema (retroazione positiva); nel secondo caso, invece, la retroazione (negativa) neutralizza l’informazione e mantiene la stabilità del sistema.

Eloquente (forse un po' troppo), è la voce più critica del gruppo. Si occupa principalmente di mass media convenzionali e non. Appassionato di cucina, è un bibliofago e passa il tempo libero a scrivere di tutto e di più. Autore preferito: il comisano Gesualdo Bufalino.