L’Ita-exit: Il ruolo passivo dell’Italia nello scenario politico-economico internazionale

L’Italia è ultima della fila all’interno del Parlamento Europeo, eppure sembra essere sempre considerata, ascoltata, aiutata dai membri della UE. Si ma.. a volte l’apparenza inganna.

ita-exit

Altro che Grexit, ancora prima della Grecia l’Italia è già stata abbandonata da qualche mese, li in un angolo buio dell’Europa Unita (cosi la chiamano), apparentemente ascoltata e considerata dai leader dei maggiori Paesi della UE, ovvero Francia e Germania, navigando senza meta tra crisi, corruzione ed immigrazione.

Grexit, crisi finanziaria, immigrazione di fronte ad ogni questione da sempre l’Italia chiede aiuto, dialoga apertamente, si confronta, alza la mano durante i più importanti “tavoli” internazionali che vede partecipare tutti i rappresentanti dell’UE, ma non c’è niente da fare l’ultima parola non spetta mai al governo italiano che cosi si trova o ad agire autonomamente o ad appoggiare qualche altra politica-soluzione proposta dalla Germania, non è stata mai in grado di assumere una posizione chiara ed autorevole.

L’Italia è già uscita (Ita-exit), non dall’Euro, ma dal “cerchio magico” dei “boss europei”, stando a Roma, per fare una battuta, ha perso la poltrona in Europa!

Scherzi a parte, tra il rischio di uscita dall’euro della Grecia e l’uscita dell’Italia dall’Europa, nel senso di scarsa considerazione e fiducia nelle nostre proposte e politiche da parte di quest’ultima, sinceramente non saprei valutare quale tra le due situazioni sia la peggiore.

Da sempre l’Italia di fronte a tutto e a tutti fin dalla seconda guerra mondiale ha sempre preferito mantenersi neutra, ne una parola di più ne una di meno, meglio non aumentare i problemi… È già ma  questo comportamento passivo e lasciatemi dire “meschino”, a volte,  ha portato oggi ad una condizione di staticità e arretratezza rispetto a paesi come Stati uniti, Inghilterra, in tutti i campi dalla tecnologia, alla musica, al tema della sicurezza ecc…si arriva sempre si, ma comunque tardi, proprio non ci piace essere in prima fila!

Neutralità eccessiva, paura e nostalgia del passato: queste sono le “patologie” italiane che costruiscono poi un profilo del nostro Paese si affidabile ma debole, succube, insicuro, capace ma timoroso.
L’Europa si è accorta di questo ed ecco perché le parole del premier Renzi nei summit europei restano chiuse nelle stanze di Bruxelles e il problema immigrazione rimane ancora oggi aperto nonostante migliaia di morti nel Mediterraneo.

Una comunicazione ed una posizione debole quella dell’Italia dunque, che dovrebbe invece oggi “sbattere i pugni” in Europa su molte questioni anche a costo di generare  malcontenti e apparenti conflitti politici, ma creare una nuova percezione del nostro Paese.

Se il progetto e l’interesse di tutti i Paesi è tenere l’Europa unita, come si è quasi risolta la disastrosa situazione finanziaria in Grecia, anche l’Italia sarà sempre sostenuta e mai abbandonata, quindi coraggio, si alzi la voce e si prendano chiare posizioni… a cominciare dall’immigrazione, non basta la parola della Merkel o un comunicato di Mario Draghi circa le salite e le discese dello spread, comunicazioni a volte vuote e scontate nei contenuti, è ora che la parola diventi comunic-azione.

Einstein diceva: «se vuoi capire una persona (l’Europa in questo caso, aggiungo io) non ascoltare solo le sue parole ma osserva il suo comportamento».

Buoncompagni Giacomo, 27 anni. Laureato in comunicazione pubblica e specializzato in linguaggio non verbale, analisi dei media e scienze criminologiche con un master in criminologia investigativa. Sta conseguendo un secondo master in cyber security e collabora con la cattedra di sociologia presso l'Università di Macerata. È docente di "comunicazione e crimine" presso la Libera Università di Ancona e autore del libro "Il ruolo della comunicazione nell'investigazione" (Gruppo Editoriale L'Espresso)