Riforme, riforme e… riforme. Uso e abuso di un termine

Le riforme, ricetta necessaria che assicura la stabilità politico-economica nazionale ed Europea. Verità? Demagogia? No. Luogo comune? Sì

Da mesi ormai, o meglio, da anni politici di tutti gli schieramenti, i “signori” della BCE, i grandi imprenditori consigliano, o meglio, impongono con leggeri e soavi toni minacciosi ai Governi dei Paesi Europei , quello Italiano compreso,di fare le RIFORME, perché tale azione politica , dicono,porterà alla stabilità economica, politica e sociale nei Paesi.

Riforme: soffermiamoci sul significato del termine

Ma soffermiamoci un attimo sul significato del termine “riforma”. Prendendo la definizione da un qualsiasi vocabolario leggiamo: “movimento o provvedimento che sostenga o realizzi il rinnovamento più o meno profondo di una condizione o situazione esistente, per adeguarla a nuove e diverse esigenze”.

immagine tratta dal Sole24ore

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Bene è chiaro dunque, che la riforma introduca nel momento in cui viene applica un leggero o forte cambiamento di una situazione già esistente ma…dove sta scritto che è l’unica soluzione, la giusta ricetta oggi, utile per molti Paesi Europei, Italia compresa, che si stanno praticamente sciogliendo come neve al sole, politicamente ed economicamente parlando?

Anche i nuovi presidenti delle 7 Regioni italiane in cui si è votato domenica 31 maggio, hanno già pronunciato più volte il termine “riforma” nell’usuale discorso di vittoria di fronte ai media e agli italiani.
Benissimo allora partiamo con le riforme!

Senza troppe note polemiche, attualmente il governo Renzi ha introdotto e sta lavorando su riforme che hanno come tema la scuola, pensioni….ma almeno per ora, oltre che la rabbia degli insegnanti e dei pensionati non sembra esserci riscontri positivo se non per alcuni membri del governo stesso.

L’effetto di una riforma su un Paese richiede tempo certo, ma continuamente leggiamo analisi politiche ed economico-finanziarie completamente discordanti tra loro, con dati distorti o amplificati.
La riforma e’ un atto politico necessario, non sempre ovviamente, ma quello che è certo è che non fornisce la soluzione assoluta, nessuno può esserne certo e nessuno, a maggior ragione, può imporlo.

Lavorare sulle riforme in silenzio

Quindi cari politici “signori della BCE”, rinnovate la vostra comunicazione, basta utilizzare sempre e in modo inefficace il termine “riforma” per cercare a tutti i costi di suggerire una soluzione a qualsiasi problema sociale, politica ed economico ormai è una parola vecchia, scontata, inefficiente ed inefficace , rumorosa e fastidiosa anche per le orecchie di molti italiani, un vero e proprio “luogo comune”.

Un suggerimento?…lavoriamo sulle riforme sì, ma un p’ò più in silenzio ed impariamo ad ascoltare e comunicare con i disoccupati, anziani, disabili, allora si che capiremmo cosa e come riformare.

L’ascolto, la comunicazione e il contatto fisico, visivo tra politico e cittadino è da sempre la vera ed unica ricetta per uno Stato democratico forte.

Buoncompagni Giacomo, 27 anni. Laureato in comunicazione pubblica e specializzato in linguaggio non verbale, analisi dei media e scienze criminologiche con un master in criminologia investigativa. Sta conseguendo un secondo master in cyber security e collabora con la cattedra di sociologia presso l'Università di Macerata. È docente di "comunicazione e crimine" presso la Libera Università di Ancona e autore del libro "Il ruolo della comunicazione nell'investigazione" (Gruppo Editoriale L'Espresso)