Spettacolarizzazione dell’informazione. Disposti a tutto per l’audience

La spettacolarizzazione dell’informazione permette a molti telegiornali (o presunti tali), a molti salotti televisivi e a tanti altri contenitori del piccolo schermo di aumentare i propri ascolti e di coccolare il proprio bacino d’utenza fidelizzandolo in modo tale che possa sempre sintonizzarsi sugli stessi canali.

Che ad attrarre maggiormente lo spettatore siano le cosiddette notizie “leggere” è risaputo. I telegiornali, soprattutto quelli delle reti Mediaset, lo sanno bene. Infatti puntualmente vanno in onda servizi riguardanti la tv stessa, e in particolare i reality show, le modelle della moda, le soubrette, i calendari. Ma a destare l’attenzione degli esperti della comunicazione è specialmente il macro-genere televisivo dell’infotainment, in cui qualsiasi notizia, anche seria, viene resa “leggera”. Un termine inglese, nato dalla fusione di information ed entertainment, che indica un genere ampio che racchiude in sé elementi dell’informazione giornalistica ma anche dello spettacolo televisivo, della fiction.

Un giornalista rende accattivante la notizia, causando spettacolarizzazioneEcco allora che l’omicidio di Garlasco, nel telegiornale più seguito delle emittenti private, diventa un vero e proprio giallo a puntate. La notizia di volta in volta viene presentata come un enigmatico caso irrisolto, aumentando la suspence con l’immissione di elementi di fantasia, abili effetti di regia e colonne sonore che creano un’atmosfera misteriosa. Quello dell’infotainment è un giornalismo i cui contenuti sono resi sempre più popolari e accattivanti proprio a causa della nuova ottica commerciale che, nel campo dei mass-media, ha soppiantato, sin dagli anni Settanta, quella pedagogica. Nei diversi canali si assiste quindi a strani e buffi ometti che conducono i servizi e che intervistano i vari cittadini che diventano così protagonisti attivi della notizia. Si pensi ancora ai contenitori televisivi de Le Iene e Striscia la notizia che utilizzano show girls per lanciare i servizi, trattando le notizie con ironia e leggerezza, utilizzando battute e sketch vari per in-trattenere lo spettatore. Questi programmi sono diventati i più seguiti dai giovani e, ultimamente, anche dagli adulti; eretti quasi a paladini della giustizia. Il mercato televisivo ha finito per imporre le sue leggi anche alle reti pubbliche che hanno cominciato a scimmiottare le reti private, portando anche a una comunicazione reiterata della stessa notizia (vedi Comunicazione negativa. Quando la notizia si vende). Ma lo spettatore intelligente dovrebbe sempre chiedersi: che senso ha “impacchettare” una notizia, che di per sé è già seria? E così facendo non si rischia di ledere l’essenza stessa di quella notizia, di “raffreddarla”, di distogliere persino l’attenzione da essa e concentrarsi su tutto il contorno?

L’aspetto più controverso dell’infotainment è la nascita della cosiddetta TV del dolore, grazie alla spettacolarizzazione del dramma. Proprio per fare audience si prediligono i contenuti che possono suscitare forti emozioni e da questo nasce la tendenza a fare dei sentimenti delle persone l’oggetto dello spettacolo televisivo. Le immagini del luogo, le tracce di sangue, l’arma stessa del delitto stuzzicano la curiosità del pubblico, che si fa investigatore, creando un macabro pellegrinaggio verso “le case degli orrori” oggetto della notizia, come per Garlasco, Cogne e Perugia. La TV del dolore ha prodotto un’informazione giornalistica che vuole mostrare la sofferenza a tutti i costi, la meschina ricerca di una lacrima nei volti rigati delle persone.

Eloquente (forse un po' troppo), è la voce più critica del gruppo. Si occupa principalmente di mass media convenzionali e non. Appassionato di cucina, è un bibliofago e passa il tempo libero a scrivere di tutto e di più. Autore preferito: il comisano Gesualdo Bufalino.