Difficoltà a scuola: Pennac racconta che non dipende solo dall’alunno

Le difficoltà a scuola sono spesso dovute a cause esterne: «le profezie negative degli adulti possono portare a sviluppare nei minori una sorta di passione per il fallimento che blocca ogni prospettiva di futuro»

L’opera di Pennac, Diario di scuola, prende in considerazione un giovane che ha difficoltà a scuola e che, in quanto tale, si ritrova totalmente immerso nel “divieto di diventare”. Pennac racconta che ha dovuto confrontarsi, da insegnante, soprattutto con questi alunni cui è stato vietato il futuro. Tutti studenti che mostravano gli stessi sintomi che manifestava l’autore francese quando era allievo.

«Le profezie negative degli adulti possono portare a sviluppare nei minori una sorta di passione per il fallimento che blocca ogni prospettiva di futuro» si afferma in un articolo di Giuseppe Tacconi (Strategie di contrasto del “Vietato diventare!”. Analisi della didattica narrata da Daniel Pennac in Diario di Scuola). I ragazzi del vietato diventare sono facilmente individuabili per chi entra in classe e i media etichettano spesso questi ragazzi come «soggetti pericolosi».

Difficoltà a scuola: non dipende solo dall'alunno

L’alunno cha ha difficoltà a scuola mostra soprattutto fatica a comprendere gli oggetti della conoscenza e vive la propria «“somaraggine”» provando vergogna e solitudine perché è convinto che il problema dipenda solo da lui. Dall’articolo si configura via via un alunno che sente il bisogno di trovarsi altrove, pressato persino dalla sofferenza dei genitori per la sua condizione.

La difficoltà a scuola di palesa anche con i docenti animati dalle migliori intenzioni: si tratta di richiami benevoli e di consigli con cui si cerca di far ragionare il ragazzo. Espedienti che lo stesso Pennac, nella sua esperienza, ha reputato vani e in grado di gonfiare «di improvvisa speranza di cambiamento» l’io dell’alunno solamente per «dieci minuti» Alcuni insegnanti si caratterizzano per l’incapacità di riconoscere l’unicità dei loro alunni e di considerarli singolarmente. Se si rivolgono alla classe lo fanno considerandola una massa indistinta e non come un insieme complesso di singoli alunni.

Difficoltà a scuola: le strategie di “recupero”

La tempestività nell’intervenire (non curarsi dell’infermità scolastica di un alunno e non perdere tempo a cercare le cause), la tenacia nell’aiutare (provare giorno dopo giorno per ripescare gli alunni) e il rifiuto di rassegnarsi all’idea che per un allievo non c’è più niente da fare sono la base delle stretegie di “recupero” di un alunno con difficoltà a scuola.

Lo stesso Pennac, in Diario di scuola, ricorda alcuni docenti che lo “hanno salvato” dalla sua condizione di alunno cui era stato vietato di diventare: «le loro lezioni erano atti di comunicazione» di un sapere trasmesso con passione alimentando il personale desiderio degli alunni di conoscere.

Un espediente significativo nell’esperienza del Pennac-insegnante è la cura dell’appello della mattina, con relativa accoglienza e ascolto: importante per comunicare attenzione perché è l’unico momento della giornata in cui il docente di rivolge singolarmente a ciascuno dei suoi studenti. «Non bisogna mai parlare più forte di loro». La strategia operativa del “moderare la voce” appare efficace nel racconto dello scrittore: si evita di urlare l’esplicito divieto di non urlare. Riconoscere e valorizzare i talenti. Considerare quindi l’unicità di un individuo. In questo modo si dà all’allievo lo spazio mentale per ritenere possibile il cambiamento (fu un docente di francese a
valorizzare il talento narrativo di Pennac).

Ecco qual è la sfida principale per un insegnante: non imporre il divieto di diventare agli alunni che hanno difficoltà a scuola ed eventualmente cercare di ripescare quegli allievi cui è già stata bloccata la prospettiva del futuro. È una sfida che valorizza e giustifica l’azione stessa dell’insegnante che deve consentire a tutti gli studenti di potersi “incarnare” nel presente di una lezione. L’alunno cha ha difficoltà è importante per noi insegnanti «poiché abbiamo tutto da insegnargli a cominciare dalla necessità stessa di imparare».

Eloquente (forse un po' troppo), è la voce più critica del gruppo. Si occupa principalmente di mass media convenzionali e non. Appassionato di cucina, è un bibliofago e passa il tempo libero a scrivere di tutto e di più. Autore preferito: il comisano Gesualdo Bufalino.