Giornalismo, giustizia e crimine: triade perfetta?

Chi fa informazione deve conoscere i temi legati alla giustizia e criminalità. Il giusto linguaggio e la corretta informazione sono un buon inizio per combattere il crimine

La cronaca giudiziaria è una delle materie più complesse legate al mondo dei media e della comunicazione. In ambito giudiziario come in altri, il giornalista ha principalmente l’ obbligo di informare i lettori tutelando prima di tutto.

È importante che ci sia il rispetto e la tutela di tutte le parti implicate nel fatto di cronaca che si sta affrontando, come anche della magistratura, dei clinici e delle forze dell’ordine che si occupano del caso. Non è da sottovalutare poi il problema legato alla fonte: chi rivela sue fonti è un giornalista che nel futuro difficilmente riuscirà a reperire nuove informazioni circa i casi che andrà a trattare in quanto potrebbero temere una mancanza di tutela della loro privacy.

Scena del crimine

Viene quindi affrontato il tema del segreto giornalistico e della deontologia professionale, sia la privacy delle persone coinvolte nei fatti di cronaca. Il diritto di cronaca impone la massima trasparenza e veridicità della notizia. Nel caso in cui le fonti chiedano di rimanere riservate, il giornalista è tenuto a rispettare il segreto professionale e questo secondo la legge n.69/1963) e la Carta dei doveri del giornalista 8 Luglio 1993.

Giornalismo, giustizia e crimine: l’uso del linguaggio

Nello svolgimento della sua professione, il giornalista deve porre grande attenzione anche all’uso del linguaggio, a maggior ragione quando si fa riferimento ai minori per evitare un “etichettamento di terzi” da cui è difficile liberarsi.

Emerge automaticamente un’altra questione delicata: la relazione che può instaurarsi tra attori e fruitori dell’informazione. Infatti in alcune circostanze chi fa informazione può volutamente omettere della parti in modo da non danneggiare un’inchiesta in corso. Per esempio, in caso di stalking questo avviene per proteggere una vittima e la sua famiglia, ma anche per proteggere la famiglia del presunto autore. Nei casi di stalking principalmente la vittima stessa potrebbe rivolgersi alle forze dell’ordine e procedere con la denuncia ma anche coinvolgere in modo diretto i media. La figura del giornalista in questo caso, oltre che informare, fornirebbe in collaborazione con apposite associazioni un vero e proprio aiuto psicologico concreto, soprattutto nel momento in cui non riesce a far avviare un procedimento penale dal questore, “condividendo” cosi la drammatica situazione con altri individui che “collaborano” per ridurre il rischio di possibile violenza e minacce.

Trovare un punto di equilibrio tra il diritto alla privacy e il diritto di cronaca è un compito molto difficile, anche se il diritto alla privacy è molto più importante del diritto di cronaca. L’informazione responsabile nasce anche dall’impegno nel costruire un rapporto di fiducia e credibilità con l’opinione pubblica.

Buoncompagni Giacomo, 27 anni. Laureato in comunicazione pubblica e specializzato in linguaggio non verbale, analisi dei media e scienze criminologiche con un master in criminologia investigativa. Sta conseguendo un secondo master in cyber security e collabora con la cattedra di sociologia presso l'Università di Macerata. È docente di "comunicazione e crimine" presso la Libera Università di Ancona e autore del libro "Il ruolo della comunicazione nell'investigazione" (Gruppo Editoriale L'Espresso)