Pubblici connessi: il cambiamento delle relazioni ai nostri giorni

La maggior parte delle nostre attività oggi si svolgono in Rete. I media digitali sono in grado di favorire nuove forme d’interazione e arricchire la vita sociale, basti pensare ad esempio ai siti di social network che hanno avuto un effetto complessivo su identità e vita degli individui.

Chi di noi oggi non posta sui social contenuti legati ad attività, successi, emozioni che caratterizzano la propria quotidianità?! È chiaro, dunque, come i media digitali siano parte integrante della nostra vita e non uno strumento che impoveriscono la vita sociale e relazionale, anche se presentano un forte grado d’influenza su dinamiche emotive ed identitarie e rischi da non sottovalutare.

Secondo la psicologa Sherry Turkle (2011), infatti, la diffusione di Internet ha influito negativamente a livello emotivo e relazionale, creando situazioni in cui gli individui non interagiscono più con coloro che hanno accanto, ma sono assorbiti in un mondo parallelo fatto di post e tweet. La studiosa inoltre, effettua un’interessante analisi riguardo alle nuove tendenza della robotica, più precisamente alla costruzione di robot interattivi e sociali, come le foche di peluche robot utilizzate in Giappone per creare legami con soggetti afflitti da demenza senile. Siamo quindi compresenti, ma mentalmente assorbiti dalla tecnologia e inseriti in un mondo virtuale dove si perde il senso di comunità e delle relazioni sociali “calde “ come vengono definite.

contenuto e relazione

Siamo quindi “insieme, ma soli” all’interno di un contesto socio-virtuale senza più confine caratterizzato da “intimità fredde”, afferma la sociologa israeliana Eva Illouz. Probabilmente il problema sta non tanto nel digitale, ma nella modalità in cui si usufruisce di questo, che determinano profondi cambiamenti relazionali, emotivi e d’identità da un punto di vista antropologico . In questo senso diventa oggi difficile ed errato in senso “sociologico” parlare di “relazioni comunitarie”, in quanto queste sono caratterizzate da alti livelli di fiducia, conoscenza reciproca, norme forti ed oppressive ed obbiettivi comuni.

Più corretto invece sarebbe sostituire il termine “relazioni comunitarie” parlando di “Individualismo in Rete”, come sostengono gli scienziati sociali Wellman e Rainie. Il senso della collettività è meno intenso, le forme d’interazione meno “calde” e i livelli di solitudine più alti: si è più liberi in Rete, ma anche più soli, non si appartiene ad un gruppo, ma ad una moltitudine di reti sociali che si costruiscono su varie piattaforme come forum, blog, e dove è possibile indicare o sviluppare all’interno vari aspetti della nostra identità e vita sociale.

Ecco dunque chi sono i nuovi “pubblici connessi” (Boyd,2008): individui che spesso non si conoscono direttamente e condividono solo alcuni interessi e comportamenti, che possono uscire dai gruppi online in qualunque momento e che si inseriscono e agiscono in rete attorno ad un hashtag, sentendosi direttamente coinvolti. Il sociologo Castells definisce queste forme di inter-azione “mass self-communication: ogni individuo comunica con il pubblico che lo circonda, generando un’opinione ed informazioni comuni.

Buoncompagni Giacomo, 27 anni. Laureato in comunicazione pubblica e specializzato in linguaggio non verbale, analisi dei media e scienze criminologiche con un master in criminologia investigativa. Sta conseguendo un secondo master in cyber security e collabora con la cattedra di sociologia presso l'Università di Macerata. È docente di "comunicazione e crimine" presso la Libera Università di Ancona e autore del libro "Il ruolo della comunicazione nell'investigazione" (Gruppo Editoriale L'Espresso)