Teoria gender e disinformazione in Italia. Cosa serve a scuola?

Tutto quello che avreste voluto sapere sulla teoria gender ma che non avete avuto mai il coraggio di chiedere

Per il caso specifico della teoria gender, la citazione al famoso film di Woody Allen è doverosa. Così come per il sesso, sono ancora tanti i temi socio-culturali che buona parte degli italiani preferisce non approfondire limitandosi a conoscerli solamente per sentito dire.

Teoria gender

 

La teoria gender, come buona parte dei temi che aleggiano come spettri sull’opinione pubblica italiana, è caduta nelle grinfie fameliche della disinformazione. Capita a volte che, dalla buona scuola all’Isis, dagli immigrati ai casi di razzismo in Usa, noi italiani preferiamo adagiarci sul divano e guardare passivamente tutto ciò che trasmette la tv o tutto ciò che ci passano su Whatsapp, divenuto ormai un potente strumento di propaganda politica e culturale (come del resto la maggior parte dei new media).

Nonostante il disegno di legge sulla Buona scuola fosse ancora in discussione, le piazze erano già gremite di manifestanti allarmati per l’introduzione nella scuola, tramite Ddl, della teoria gender.

Teoria gender: l’educazione gender obbligatoria non esiste

Il disegno di legge sulla Buona scuola (Ddl n.1934) contiene (anche dopo l’approvazione del maxiemendamento del 25 giugno) alcune disposizioni per l’attuazione dei principi di pari opportunità al fine di promuovere nella Scuola italiana l’educazione alla parità tra i sessi nonché la prevenzione della violenza di genere e di tutte le discriminazioni, al fine di informare gli studenti, i docenti e i genitori sulle tematiche della legge n.119 del 2013, nata per contrastare il femminicidio e la violenza di genere.

Come sostiene Adriano Pischetola, nella legge 119/2013, «non pare siano riportate ricostruzioni ideologiche a supporto del genderismo o idee ad esso affini. Anzi, tra gli obiettivi che la legge n.119 si propone, vi sono quelli di prevenire “il fenomeno della violenza contro le donne attraverso l’informazione e la sensibilizzazione della collettività, rafforzando la consapevolezza degli uomini e dei ragazzi nel processo di eliminazione della violenza contro le donne e nella soluzione dei conflitti nei rapporti interpersonali”».

Nel testo di legge cui fa riferimento il Ddl si parla anche di «un’adeguata formazione del personale della scuola alla relazione e contro la violenza e la discriminazione di genere» oltre che della «sensibilizzazione, dell’informazione e della formazione degli studenti al fine di prevenire la violenza nei confronti delle donne e la discriminazione di genere, anche attraverso un’adeguata valorizzazione della tematica nei libri di testo».

Teoria gender: le proteste hanno cavalcato l’onda della disinformazione

Dal sito OrizzonteScuola.it apprendiamo che Valeria Fedeli, Vice Presidente del Senato e autrice di una proposta di legge per l’educazione di genere, ha ammonito la massa manifestante. «La legge di riforma della scuola – spiega la Fedeli – si è arricchita di un principio che è un investimento fondamentale sul futuro delle nostre ragazze e dei nostri ragazzi. [...] Tra le sigle che hanno aderito alla manifestazione di ieri [i.e. 21 giugno], anche alcune che si contraddistinguono affermando che, per evitare i suicidi di adolescenti vittime di persecuzioni omofobe, l’unica strada è la ‘conversione’ all’eterosessualità. In nome dunque della ‘difesa dei nostri figli’ e della ‘famiglia naturale’ o ‘tradizionale’, si vuole contestare il diritto di ragazze e ragazzi di crescere nella consapevolezza di sé e sentendosi accolti e riconosciuti per ciò che sono».

Nei giorni scorsi, le proteste contro il Ddl non hanno fatto altro che cavalcare l’onda di una cattiva informazione. Quando presenteremo nel nostro paese una legge che preveda un’educazione all’informazione e al buon uso dei mezzi di comunicazione? Un percorso che dovrebbe investire non solo i nostri giovani ma anche gli educatori, i formatori e, soprattutto, gli insegnanti.

Eloquente (forse un po' troppo), è la voce più critica del gruppo. Si occupa principalmente di mass media convenzionali e non. Appassionato di cucina, è un bibliofago e passa il tempo libero a scrivere di tutto e di più. Autore preferito: il comisano Gesualdo Bufalino.