Web e comunicazione persuasiva nelle sette

Con fenomeni sociali e geo-politici nuovi (terrorismo, crisi economiche e politiche) oggi è necessaria una maggiore consapevolezza delle sette e della comunicazione sul web

All’inizio degli anni 2000, i dati numerici sul fenomeno settario in Italia erano molto discordanti anche se Torino, purtroppo, sembra essere etichettata come “capitale dell’occulto”.

Con fenomeni sociali e geo-politici nuovi come terrorismo, crisi economiche e politiche, oggi è necessaria una maggiore consapevolezza del problema e conoscenza del fenomeno, che conta oggi più di 80.000 adepti a sette di varia natura. I dati più recenti sembrano comunque descrivere una diminuzione delle sette nel territorio italiano, ma purtroppo il calo è dovuto non ad una scomparsa del fenomeno o all’adozione di adeguate strategie politiche di repressione, ma semplicemente al fatto che come le imprese, i politici, i giovani, i giornalisti, anche le sette oggi si strutturano e operano in Rete sfruttando magari tutti i “vantaggi” che questa può offrire per scopi criminali: anonimato, creazione di falsi profili, furto di dati e identità online ecc.

Il proliferare delle sette, un fenomeno tipico della modernità

Il proliferare delle sette è dunque un fenomeno tipico della modernità, dove i nuovi soggetti sociali si trovano a vivere una molteplicità di esperienze che, se giovano come stimoli all’agire, creano al contempo un’identità culturale fluida, imprecisa e fragile (Gatto Trocchi C.,1994): il crollo non tanto dei valori, quanto di una gerarchia organica di valori, di un sistema etico coerente, vero dramma della scienza moderna. Chi poi non riesce a “sopportare” o ad adattarsi a tali cambiamenti sociali, trova conforto nelle sette, queste ultime infatti offrono uno spazio alternativo di “salvezza”, che oggi può benissimo coincidere con il vivere una vita parallela in Rete, annullandosi da un punto di vista socio-identitario.

I leader delle sette, anche i più moderni e più “social”, sono ancora oggi il vero punto di forza e di riferimento del gruppo. Sono autoritari, autoproclamati, persuasivi e affermano di avere una missione o “speciali informazioni” da comunicare agli altri membri, hanno fascino o ascendente di altro tipo per attrarre, controllare e gestire il gruppo e sono abili conoscitori della Rete, gestiscono più profili social contemporaneamente e molto spesso hanno precedenti per furti o casi di molestie.

web e comunicazione delle sette

Gli scopi della comunicazione delle sette

Generalmente le sette hanno due scopi: raccogliere denaro e reclutare nuovi membri; il benessere e il miglioramento dei loro membri e dell’umanità in generale servono esclusivamente a rafforzare l’immagine pubblica della setta, sono messaggi esclusivamente finalizzati alla persuasione della persona, attivando cosi quella tattica di isolamento sociale del seguace, che è uno dei meccanismi più comuni di controllo e imposizione di dipendenza. La psichiatria descrisse tale processo, come un insieme di metodi che possono essere utilizzati per mutare gli atteggiamenti mentali delle persone senza il loro consenso; “la riforma del pensiero” si fonda sulla combinazione di una “coercizione proveniente dall’esterno ed un’esortazione interiore, che sfrutta i sensi di colpa e di vergogna, rinforzata dalla speranza in una guarigione terapeutica dell’ostaggio malato”.

Tutto ciò se trasferito in una realtà virtuale senza confini e sufficienti controlli, con una buona presenza di adolescenti che utilizzano il web in maniera inconsapevole, troppo spesso per divertimento e per soddisfare i loro bisogni, capiamo bene come sia ancora più veloce e semplice trasformarsi da semplici utenti a vere e proprie vittime.

Nonostante il mito che le persone normali non vengano mai risucchiate dalle sette, i fatti di cronaca ci hanno dimostrato, nel corso degli anni, l’esatto contrario. L’origine del problema, secondo molti esperti, può risiedere spesso nella famiglia. Certi background familiari possono rendere alcuni giovani più vulnerabili offrendo loro continuamente soluzioni semplicistiche ed istantanee ai problemi della vita quotidiana mentre alcuni genitori promuovono inconsapevolmente una combinazione di incertezza e ribellione che fa sembrare l’appartenenza ad una setta, la soluzione perfetta per giovani alla ricerca di una scappatoia dalle frustrazioni della situazione familiare (Fiorino,1998).

Come i reclutatori del terrorismo contemporaneo, quello che le sette offrono ai nuovi seguaci è proprio quello che a loro manca ed è per questo che le tecniche di persuasione utilizzate dai leader hanno un effetto positivo su di loro: miglioramento dello stato mentale, sicurezza, ascolto, certezza di rettitudine morale, spirituale e politica, l’unico “sacrificio” che il neofita deve fare è rinunciare al suo senso critico e (spesso) alla famiglia. Quello che potrebbe aiutare ad arginare questo fenomeno, dal lato spesso criminale, è un’informazione costante ed esaustiva da parte dei media e delle autorità pubbliche e allo stesso tempo normative più rigide che regolino la nascita di associazioni culturali, religiose, nel territorio e monitorando, con l’aiuto delle forze dell’ordine, le loro attività effettuando controlli anche sugli iscritti e fondatori di quel determinato gruppo, in particolar modo gruppi sospetti presenti nei social network.

Giacomo Buoncompagni è anche l’autore del libro Comunicazione criminologica. Processi comunicativi e relazionali nelle scienze criminologiche.

Buoncompagni Giacomo, 27 anni. Laureato in comunicazione pubblica e specializzato in linguaggio non verbale, analisi dei media e scienze criminologiche con un master in criminologia investigativa. Sta conseguendo un secondo master in cyber security e collabora con la cattedra di sociologia presso l'Università di Macerata. È docente di "comunicazione e crimine" presso la Libera Università di Ancona e autore del libro "Il ruolo della comunicazione nell'investigazione" (Gruppo Editoriale L'Espresso)