Elezioni USA. I media italiani informano o fanno il tifo?

Lo storytelling di parte di alcuni media italiani e l’emergente necessità di un racconto dei fatti reali ed equilibrato

L’America, nell’immaginario collettivo, è ancora oggi simbolo di potere, di ricchezza, di forza, insomma affascina ancora, attrae tutto il mondo.

Elezioni Usa e media italianiUn’attrazione-passione che prende forma, in particolar modo, durante il periodo della lunga campagna elettorale per la presidenza degli Stati Uniti. I media italiani si scatenano in questo periodo: sondaggi, accuse, scoop, fake, lunghissimi articoli e “maratone” organizzate dai giornalisti ed esperti di politica di tutto il mondo, anche in Italia. Forse nel nostro Paese, mai come quest’anno, l’attenzione sulla questione politica americana è stata cosi alta e accesa; interessante poi dal punto di vista comunicativo e dell’informazione, l’uso massiccio dei social anche per lo studio dei tweet dei candidati americani e il racconto delle loro vittorie e sconfitte tra le numerose contee degli USA. E poi le lunghe dirette dei “Super Thursday”, le quasi estenuanti analisi nei dibattiti che accompagnano ancora oggi le nostre serate, collegamenti Italia-USA con inviati più o meno snervati dalle lunghe “maratone”, numeri di sondaggi più diversi, quindi difficile non appassionarsi o almeno soffermarsi a capire che sta succedendo oltreoceano.

I media italiani e le elezioni americane: lo storytelling di parte

Nel periodo delle elezioni ognuno di noi diventa un po’ americano, nella testa e nel cuore, ma non dobbiamo esagerare, sfiorare il fanatismo e su questo, i cittadini italiani, tra crisi economiche e scosse di terremoto stanno perdendo questa” forma di attaccamento” agli USA , ma non i media italiani.

Quello che è emerso in questi mesi è abbastanza preoccupante, forse ridicolo, ironico (per cosi dire)o quanto meno ci deve far riflettere sul mondo dell’informazione. Tutti sanno ormai, che lo scopo del giornalista è informare, è INFORMARE… e con tutto il rispetto ma… non c’è bisogno di frequentare una scuola di giornalismo per saperlo!

Media italiani ed elezioni americane: perché tanto coinvolgimento?

Quello che però è successo durante il periodo di campagna elettorale tra Mr. Trump e Mrs. Clinton ( ma quel è il suo vero cognome?!?) è vergognoso: tutti i media, giornalisti, analisti, sondaggisti, hanno chiaramente sostenuto Hilary fin da subito. Uno schieramento politico netto, che nemmeno ai tempi di Silvio Berlusconi in Italia,si era mai verificato da parte dei media italiani o almeno.. non era cosi palese!

Sono stati talmente coinvolti e affascinati dalla candidata più forte (cosi c’è stata sempre descritta), moglie di un ex-presidente americano, che verrebbe da dubitare sui numeri dei sondaggi e sulla validità di alcune informazioni emerse durante i dibattiti o i lunghi scritti di analisti politici.

Hilary, descritta come la madre (o nonna) degli americani, le sue parole e programma elettorale, considerate come “medicina” per il popolo, prime pagine, e molto altro… Parole di lode e di amore per Lei e di puro odio e disprezzo verso il maleducato Donald.

Sappiamo tutti la storia dell’uomo delle Torri, abbiamo tutti sentito il suo tagliente linguaggio, le sue presunte violenze contro le donne, ma è comunque l’altro candidato alla Casa Bianca in corsa e dunque gli elettori americani prima e gli appassionati di politica italiani poi, hanno il diritto di ascoltare un racconto reale ed equilibrato, anche dell’uomo che distruggerà l’economia statunitense.

“Due descrizioni distorte, non equilibrate, un vergognoso e fastidioso storytelling fondato sull’elogio della Clinton e la de-umanizzazione di Trump. Cari media, cosiosi si tifa e non si informa..”


Giacomo Buoncompagni è anche l’autore del libro Comunicazione criminologica. Processi comunicativi e relazionali nelle scienze criminologiche.

Buoncompagni Giacomo, 27 anni. Laureato in comunicazione pubblica e specializzato in linguaggio non verbale, analisi dei media e scienze criminologiche con un master in criminologia investigativa. Sta conseguendo un secondo master in cyber security e collabora con la cattedra di sociologia presso l'Università di Macerata. È docente di "comunicazione e crimine" presso la Libera Università di Ancona e autore del libro "Il ruolo della comunicazione nell'investigazione" (Gruppo Editoriale L'Espresso)