Il proliferare di esperti e il labirinto sociale dell’insicurezza

Chi sono gli esperti? In termini generali, consultando i nostri cari vecchi dizionari cartacei (e online), la definizione di “esperto” ricorrente risulta essere la seguente: “colui che ha acquisito una lunga pratica in un determinato campo” o “che ha acquisito un’approfondita conoscenza dei vari aspetti della realtà”.

Insomma, una persona che ha un’oggettiva conoscenza di un determinato tema, massimo due o anche tre.. Ma ultimamente crescono tuttologi da tutte le parti in ogni campo e con la soluzione pronta per noi da adottare fin da subito.

Tuttologi: esperti del tutto. Perché hanno cosi successo e sono cresciuti a dismisura negli ultimi tempi?

Indubbiamente la crisi politica, economica e sociale è responsabile quasi totalmente di questo fenomeno. La nostra società con l’avvento anche della Rete, ha subito una forte accelerazione, abbiamo una differente concezione della vita e del tempo: scorre veloce, troppo veloce e non è più un modo di dire è un dato di fatto, anche se tutto sembra però crescere e svilupparsi in un continuo ed infinito presente.

Ognuno di noi avrà sempre qualche dubbio o problema nella sua vita, ma il fatto è che oggi impazientemente si pretende a tutti i costi una risposta, subito, ora. Che poi questa soddisfi o meno, funzioni o no è in secondo piano, quello che si vuole prima di tutto è esporre il proprio problema, confrontarsi… Più semplicemente emerge oggi un forte bisogno di essere ascoltati.

Non è un caso se i social network hanno riscontrato un cosi forte successo tra ragazzi e adulti nella società contemporanea, non è un caso se molti di noi pubblicano quotidianamente foto o piccoli frammenti narrativi della sua quotidianità a qualsiasi ora del giorno. Narrazioni che esprimono spesso un profondo senso di solitudine e che improvvisamente diventano pubbliche; ma questo non importa, abbiamo bisogno di utenti che ci rispondano,che ci osservino, che ci ascoltino e, perché no, che ci forniscano soluzioni.

Tutti esperti sui social networks: soluzioni, risposte e “ricette” per tutti

Frammenti che parlano di noi, delle nostre emozioni, dei nostri errori e in maniera automatica i commenti e i like che riceviamo diventano una conferma dell’attenzione, dell’interesse che gli altri hanno nei nostri confronti: i social network sono quasi divenuti degli “sportelli di ascolto psicologico”! Ma a volte non basta un commento del nostro amico o un like di un attraente sconosciuto per risolvere i nostri dubbi, abbiamo bisogno di un soggetto che si definisca o che i media etichettano come “esperto”.

social commerceE sì, perché se ha frequentato salotti televisivi, sicuramente sarà il migliore in circolazione, automaticamente si attribuisce a quel soggetto dei veri e propri poteri, un valore sociale riconosciuto e condiviso. Riviste, blog, siti, trasmissioni televisive, gli esperti sono ovunque a tutte le ore del giorno. Esprimono le loro opinioni su tutto ciò che riguarda le scienze umane e sociali: dagli omicidi, alle diete, dallo sport ai referendum costituzionali. Molto ingenuamente attribuiamo alla persona “esperta” (e alle sue parole) un forte valore , una grande fiducia e decidiamo cosi di affidarci totalmente ai suoi consigli , spesso non controllando o valutando nemmeno le sue qualifiche professionali.

La maggior parte delle “ricette” che questi pseudo esperti forniscono sono solo un mucchio di parole e pensieri confusi e generali, che mescolati insieme appaiono come un saggio filosofico di Weber o Marx ma senza senso e grammaticalmente scorretti!

La questione principale però è sociale, il problema siamo noi e il nostro profondo disagio che emerge all’interno di una società che spesso ci appare troppo stretta e cosi necessitiamo di una soluzione imminente, altrimenti si rischia di soffocare. Ad alcuni basterebbe un semplice contributo per poi risolvere il problema di propria iniziativa ,ma è fuori dubbio che tali comportamenti descrivono un disorientamento generalizzato.

Cosa posso fare? Come devo comportarmi? Queste sono le domande ricorrenti. Ecco quindi il fiorire di consulenti, società di servizi, maestri, assistenti, tutti esperti in “scienza della vita”pronti ad indicarci la giusta strada , ma in realtà non fanno altro che creare un labirinto di insicurezza, di perplessità e di smarrimento.

In tutto questo caos caratterizzato da soggetti insicuri, dispersi, incerti, magici ed esperti, c’è un aspetto positivo: aumento (o meglio un ritorno) anche alla comunicazione umana. Se un post o tweet non ci basta più, è chiaro che il bisogno di comunicare faccia a faccia con un’altra persona diventa una necessità.
Una comunicazione che sor-passa l’utilizzo dei social e che è finalizzata a comprendere e a comprenderci, ci rende chiaramente più consapevoli e più disponibili all’ascolto.

Siamo completamente “scoperti”, non c’è uno schermo che ci divide dall’altro e che nasconde le nostre emozioni con piccole faccine gialle (emoticon), di conseguenza se l’esperto è un “esperto di menzogne”, è sicuramente più semplice provare a capirlo: ecco come la comunicazione non verbale può ritornarci utile, la stessa empatia è più difficile da sviluppare senza smartphone.

Siamo fatti per costruire quotidianamente relazioni e per questo chiedere suggerimenti o consigli è un ottimo passo per risolvere alcuni problemi, confrontarci e cooperare ma è necessario continuare ad essere se stessi, cercare di comprendere ciò che ci accade intorno , saper interpretare i contenuti mediali per non smarrire completamente la strada e dover ricorrere per forza alle parole dell’esperto di turno!

Del resto “un buon consiglio è come la neve: quanto più cade leggera, tanto più a lungo rimane” (proverbio finlandese).

Giacomo Buoncompagni è anche l’autore del libro Comunicazione criminologica. Processi comunicativi e relazionali nelle scienze criminologiche.

Buoncompagni Giacomo, 27 anni. Laureato in comunicazione pubblica e specializzato in linguaggio non verbale, analisi dei media e scienze criminologiche con un master in criminologia investigativa. Sta conseguendo un secondo master in cyber security e collabora con la cattedra di sociologia presso l'Università di Macerata. È docente di "comunicazione e crimine" presso la Libera Università di Ancona e autore del libro "Il ruolo della comunicazione nell'investigazione" (Gruppo Editoriale L'Espresso)