Dacia Maraini: perché i suoi 90 anni sono il momento giusto per rileggerla
Alla data del 20 giugno 2026, Dacia Maraini non ha ancora compiuto 90 anni: li compirà il 13 novembre. La precisazione non è un vezzo da cronologia, ma il modo più corretto per entrare nella sua storia. Perché il senso di questa ricorrenza non sta nel festeggiamento in sé: sta nell’occasione di tornare su un’opera che continua a misurarsi con il presente. Maraini occupa da decenni un posto importante nella cultura italiana. Ha attraversato narrativa, teatro, poesia, saggistica e intervento pubblico senza lasciare che un solo genere la definisse davvero. E ha fatto qualcosa di particolarmente interessante: ha usato la condizione delle donne non come recinto tematico, ma come una lente per leggere potere, famiglia, scuola, violenza, memoria e lingua.
Non solo un anniversario: perché il 2026 è una buona occasione editoriale
Le ricorrenze servono soprattutto se aprono una rilettura. Nel caso di Maraini, il 2026 permette di vedere con più nitidezza una continuità che spesso viene spezzata in etichette separate: la narratrice, la drammaturga, l’intellettuale civile, la voce femminista. La domanda, allora, non è soltanto che cosa abbia rappresentato nel secondo Novecento. La domanda è anche che cosa continui a dire oggi. Una possibile risposta passa da una linea ricorrente nella sua opera: dai corpi controllati alle voci che imparano a prendere parola.
Una biografia che non resta sullo sfondo
Nata a Fiesole il 13 novembre 1936, Maraini trascorre una parte decisiva dell’infanzia in Giappone. Tra il 1943 e il 1946 viene internata con la famiglia in un campo di concentramento giapponese dopo il rifiuto dei genitori di aderire alla Repubblica di Salò. È un trauma storico che aiuta a leggere la sua attenzione per la dignità offesa, la violenza e la memoria. Il ritorno in Italia non cancella quel segno. La Sicilia entra nella sua opera come luogo reale e simbolico insieme, mentre Roma diventa uno dei centri della sua formazione e di una parte rilevante della sua attività culturale e teatrale. In Maraini, la biografia non funziona come semplice aneddoto: è una matrice di sguardo. Dentro questa traiettoria si riconoscono alcuni dei suoi temi più forti: l’infanzia ferita, gli esclusi, il corpo femminile, la necessità di nominare ciò che la società preferisce lasciare nell’ombra.
Perché Maraini conta ancora
Treccani la definisce una scrittrice poliedrica, attiva in narrativa, poesia, teatro e saggistica, e un’acuta indagatrice della condizione della donna. È una formula utile, purché non venga ridotta a etichetta. Maraini non osserva la vita femminile come un settore separato della realtà: ne fa piuttosto una chiave di lettura dei meccanismi del potere. Per questo definirla soltanto una “scrittrice di donne” rischia di essere riduttivo. Nei suoi libri la questione femminile diventa un modo per interrogare il matrimonio, la scuola, la giustizia, la sessualità, la famiglia e perfino la lingua con cui una società racconta se stessa. La sua scrittura è chiara, concreta, spesso realistica e documentata, ma non rinuncia al conflitto. È anche per questo che la sua opera può risultare ancora attuale: resta leggibile senza perdere attrito sui temi che mette in scena.
Cinque libri per entrare davvero nella sua opera
Se bisogna scegliere solo cinque titoli, conviene evitare la classifica e costruire una mappa. Qui c’è un romanzo politico, un testo teatrale pubblicato in volume, un grande classico del canone, un libro di memoria e una raccolta di racconti civili. Insieme, aiutano a orientarsi in una parte molto significativa della sua opera.
Donna in guerra
Donna in guerra è uno dei punti d’ingresso più utili per capire il femminismo di Maraini come critica delle strutture, non soltanto dei comportamenti individuali. La protagonista osserva la scuola, la cultura e le istituzioni come luoghi di immobilità e violenza, e il romanzo mostra quanto il privato sia già politico. Non parla soltanto di emancipazione personale. Parla di sistemi che disciplinano i corpi e limitano la libertà. Se si vuole capire perché Maraini tenda a non separare esperienza individuale e rapporti di potere, questo è un libro da cui partire.
Dialogo di una prostituta con un suo cliente
Lo si può inserire senza forzature in una lista di cinque libri perché, nel caso di Maraini, il teatro non è un’appendice.Dialogo di una prostituta con un suo cliente, nato per la scena e pubblicato in volume, mette al centro un corpo femminile che rifiuta di essere merce e un confronto serrato tra possesso maschile e resistenza ironica. È uno dei testi che fanno capire meglio come la parola, in Maraini, sia anche un campo di lotta. E chiarisce un punto decisivo: il teatro non accompagna soltanto i romanzi, ma li completa e li mette alla prova in modo più diretto.
La lunga vita di Marianna Ucrìa
Se c’è un titolo capace di portare Maraini a molti lettori senza semplificarla, è La lunga vita di Marianna Ucrìa, Premio Campiello 1990. Nel silenzio imposto alla protagonista, segnata da una violenza subita da bambina e costretta a un matrimonio che la inchioda al ruolo assegnato, il romanzo trova uno dei suoi centri più forti: la lettura e la scrittura diventano il varco verso la soggettività. È il libro in cui il tema marainiano del tacere e del nominare raggiunge forse una delle sue forme più limpide. Per molti lettori resta anche uno degli accessi più naturali alla sua opera.
Bagheria
Bagheria è importante perché sposta lo sguardo dall’etichetta di autrice militante alla complessità della memoria. La Sicilia delle origini familiari non è soltanto paesaggio o nostalgia: è un sistema di rapporti, omertà, legge dell’onore, gerarchie domestiche. Maraini intreccia autobiografia, storia sociale e sguardo di genere, mostrando il prezzo che le donne pagano in una società che spesso vede e finge di non vedere. È un libro prezioso anche per capire quanto il suo io narrante resti legato alla storia collettiva.
Buio
Con Buio, Premio Strega 1999, la narrativa breve diventa uno strumento molto duro di testimonianza. I racconti nascono da fatti di cronaca e ruotano attorno alla violenza su infanzia e adolescenza. Il punto non è trasformare la letteratura in verbale, ma fare quasi l’opposto: dare forma narrativa a ciò che altrimenti resterebbe consumo rapido di notizia. Qui si vede bene una qualità spesso riconosciuta a Maraini: la capacità di stare vicino al dolore senza farne spettacolo. La linea che può unire questi cinque titoli è riconoscibile: dai corpi sorvegliati alle voci che imparano a dire no, dalla memoria familiare alla denuncia pubblica, dalla scena al romanzo, la sua opera insiste sul rapporto fra esperienza vissuta e rapporti di potere.
Il teatro come laboratorio politico
Negli anni Settanta Maraini fu tra le fondatrici del Teatro della Maddalena, gestito da sole donne. Non è un dettaglio di biografia culturale: è il segno di un’idea precisa di letteratura come pratica pubblica, condivisa, capace di costruire spazi nuovi di parola. Il teatro, in questo senso, rende immediato ciò che nei romanzi lavora in profondità: il conflitto fra corpo e ruolo sociale, il peso dello sguardo maschile, la possibilità di ribaltare i discorsi dominanti con ironia, precisione e presenza scenica. Per capire meglio Maraini, leggere i romanzi può non bastare; vale la pena vedere come la sua scrittura si misuri anche con la voce, il dialogo e il pubblico.
I temi che attraversano tutta l’opera
Se si mettono in fila romanzi, testi teatrali e libri di memoria, emergono alcuni nuclei molto stabili.
- Silenzio e presa di parola: molte figure femminili partono da un silenzio imposto e conquistano voce, lingua, racconto.
- Violenza come struttura: non solo episodio individuale, ma effetto di famiglie, istituzioni, culture e convenzioni.
- Memoria come resistenza: infanzia, Sicilia, storia privata e storia collettiva non fanno da sfondo, orientano lo sguardo morale dei libri.
- Istituzioni sotto esame: scuola, matrimonio, famiglia e giustizia appaiono spesso come luoghi di disciplina prima ancora che di protezione.
- Lingua e realtà: nominare bene le cose, soprattutto il dolore e l’ingiustizia, è già una forma di intervento sul reale.
È qui che si vede una delle forze di Maraini: la capacità di tenere insieme esperienza concreta e riflessione pubblica, senza trasformare la narrativa in slogan e senza separare la letteratura dalla vita sociale.
Dal canone negato al presente
La ricorrenza del 2026 avrebbe poco senso se Maraini fosse soltanto un nome da manuale. I libri più recenti suggeriscono invece che il suo intervento resti rivolto al presente.Diario degli anni difficili, uscito nel 2024, torna sulla violenza contro le donne e sulla necessità di agire non solo sulle leggi, ma sulla cultura.Scritture segrete, pubblicato nel 2025, ricostruisce invece una genealogia di scrittrici, da Vibia Perpetua a Michela Murgia, e ribadisce che la scrittura femminile è anche una storia di libertà conquistata e trasmessa. In questo quadro si inserisce anche la sua presenza nel Comitato direttivo del Premio Strega nel 2026: un elemento concreto che suggerisce come Maraini non appartenga soltanto alla memoria letteraria, ma continui ad avere un ruolo riconoscibile nella discussione culturale italiana.
Come leggerla oggi senza renderla innocua
Rileggere Maraini oggi significa soprattutto evitare di trasformarla in un’icona innocua. La sua forza non sta in uno slogan, ma nella continuità con cui ha raccontato donne, infanzia, potere, violenza e libertà attraverso generi diversi. Se si cerca il romanzo più accessibile e canonico, il punto di partenza può essere La lunga vita di Marianna Ucrìa. Se interessa il versante politico e femminista, conviene aprire da Donna in guerra. Se si vuole capire perché il teatro sia decisivo nel suo percorso, il testo giusto può essere Dialogo di una prostituta con un suo cliente. Per entrare nella memoria familiare e nella Sicilia come struttura sociale, il libro da scegliere è spesso Bagheria. Per misurare il suo impegno civile sulla materia più aspra, vale la pena leggere Buio. Nel 2026, l’anno in cui compirà 90 anni, questa continuità appare con particolare evidenza. E può bastare a spiegare perché Maraini non vada soltanto celebrata: va ancora letta.
Domande frequenti
Dacia Maraini ha già compiuto 90 anni nel 2026?
No. Alla data del 20 giugno 2026 non li ha ancora compiuti. Il novantesimo compleanno cadrà il 13 novembre 2026.
Da quale libro conviene iniziare?
Per un primo ingresso ampio e narrativamente forte,La lunga vita di Marianna Ucrìa può essere la scelta più semplice. Per un taglio più politico, invece,Donna in guerra è uno dei titoli più utili.
Perché inserire un testo teatrale in una lista di cinque libri?
Perché nel caso di Maraini il teatro è parte essenziale della sua poetica.Dialogo di una prostituta con un suo cliente è un testo teatrale pubblicato in volume e spiega bene il suo lavoro sul corpo femminile, sulla parola e sul conflitto.
È corretto definirla soprattutto una scrittrice femminista?
Il femminismo è un asse decisivo della sua opera, ma da solo non basta a contenerla. Nei suoi libri la condizione delle donne diventa una lente per leggere potere, memoria, violenza, istituzioni e linguaggio.
Quali libri recenti mostrano che la sua voce è ancora attuale?
Diario degli anni difficili e Scritture segrete sono due riferimenti molto utili per chiudere il profilo sul presente, perché tengono insieme intervento civile, violenza di genere e genealogia della scrittura femminile.
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