Cloud storage: guida pratica per scegliere tra Google, iCloud, OneDrive, Dropbox e alternative attente alla privacy
Scegliere un cloud storage nel 2026 è molto meno banale di quanto sembri. Per molti non è più solo un modo per liberare spazio sul telefono: è l’archivio delle foto, la cartella dei documenti, lo spazio condiviso con la famiglia e, almeno nelle intenzioni, una prima rete di sicurezza contro errori e guasti. Il punto è che i piani non vendono tutti la stessa cosa. Alcuni offrono soprattutto spazio, altri includono AI, altri ancora integrano suite da ufficio o funzioni di sicurezza che possono cambiare davvero il conto. In questa guida considero solo piani consumer e uso listini e documentazione ufficiale consultati a maggio 2026. Prezzi e funzioni possono variare per Paese di fatturazione, IVA, promozioni, account e dispositivo usato.
Perché oggi scegliere il cloud è più complicato di quanto sembri
Il cloud è entrato nell’uso quotidiano: foto dello smartphone, PDF, documenti di lavoro, scansioni, cartelle condivise in famiglia. Proprio per questo, scegliere solo in base ai gigabyte è l’errore più comune.
- Il prezzo da solo inganna: a parità di costo mensile, un piano può includere solo spazio, un altro una suite da ufficio, un altro ancora funzioni AI che potresti non usare mai.
- La differenza vera è nell’uso reale: conta quanto bene il servizio si integra con i dispositivi che usi già, quanto è facile recuperare file e quanto ti convince il suo modello di privacy.
- Le finestre di recupero restano spesso corte: per molti servizi consumer standard, 30 giorni restano ancora il riferimento.
- Gli ecosistemi non pesano allo stesso modo: Android e Google, iPhone e Mac, Windows e Microsoft 365 portano vantaggi diversi.
La domanda giusta, quindi, non è quale servizio abbia più spazio. È quale servizio ti fa spendere il minimo senza metterti in difficoltà quando devi sincronizzare, ripristinare o condividere davvero i file.
La regola base da non saltare: sincronizzazione e backup non sono la stessa cosa
Molti utenti chiamano backup quello che in realtà è solo sincronizzazione. La differenza è concreta: se un servizio sincronizza una cartella e tu elimini un file dal computer o dal telefono, spesso quell’eliminazione viene propagata anche nel cloud. Il cestino e la cronologia versioni riducono i danni, ma non risolvono tutto. Per foto quotidiane e documenti di uso corrente possono bastare. Per archivi di famiglia, file fiscali o materiale di lavoro che vuoi conservare per anni, è prudente avere almeno una seconda copia separata. Questo cambia anche il giudizio sui servizi. Un cloud eccellente nella sincronizzazione non è automaticamente il migliore come paracadute in caso di errore massivo, ransomware o cancellazione scoperta troppo tardi.
Come leggere il costo reale: non solo euro al mese
Nel 2026 il costo reale non è solo la cifra che vedi in homepage. È il rapporto fra prezzo, spazio e funzioni che userai davvero. Se non ti servono AI o Office, pagarli dentro il piano non è sempre un affare. Se invece li usi già, il ragionamento cambia.
- 100 GB: OneDrive costa 2 €/mese oppure 20 €/anno. Anche Google propone un taglio da 100 GB, ma sul suo listino conviene controllare il prezzo finale mostrato nel proprio account prima di prendere quel numero come definitivo.
- 200 GB: il taglio più lineare è iCloud+ a 2,99 €/mese. Ha senso soprattutto in una casa piena di iPhone, iPad e Mac.
- 1 TB: OneDrive Personal è uno dei piani più facili da leggere fra i big consumer, a 99 €/anno o 10 €/mese, con Microsoft 365 incluso.
- 2 TB: iCloud e Dropbox sono a 9,99 €/mese. Su Google il taglio equivalente può comparire con naming e bundle diversi, quindi qui il confronto va fatto con un controllo finale del listino attivo.
- Famiglia: OneDrive Family a 129 €/anno o 13 €/mese, con fino a 6 TB totali e 1 TB per persona, è uno dei pochi piani che può cambiare davvero i conti in una casa con più utenti.
Il costo reale, quindi, non è solo la cifra mensile. È la somma fra spazio, funzioni incluse e probabilità che userai davvero quelle funzioni.
Confronto rapido 2026: i numeri che contano davvero
- Google One e Drive: 15 GB gratis. La pagina italiana consultata a maggio 2026 mostrava piani consumer con un taglio da 100 GB e opzioni superiori da 2 TB e 5 TB, condivisibili con fino a 5 altre persone, ma su prezzi e naming dei tagli più alti le rese non erano sempre uniformi. Cestino 30 giorni; Google indica anche uno strumento di ripristino file in blocco, in beta, con revisioni degli ultimi 25 giorni. App desktop per Windows 10+ e macOS 12.1+; niente client desktop Linux.
- iCloud+: 5 GB gratis. 50 GB a 0,99 €/mese, 200 GB a 2,99 €, 2 TB a 9,99 €, 6 TB a 29,99 € e 12 TB a 59,99 €. Condivisione con fino a 5 familiari. I file eliminati da iCloud Drive sono recuperabili per 30 giorni. Su Windows copre foto, iCloud Drive, calendari e contatti in Outlook, password e segnalibri; fuori dall’ecosistema Apple resta meno naturale.
- OneDrive: 5 GB gratis. 100 GB con Microsoft 365 Basic a 2 €/mese o 20 €/anno. Microsoft 365 Personal a 10 €/mese o 99 €/anno per 1 TB. Family a 13 €/mese o 129 €/anno fino a 6 TB totali, con 1 TB per persona. Cestino 30 giorni; con Microsoft 365 si può ripristinare l’intero OneDrive entro 30 giorni. Compatibile con PC, Mac, iPhone, iPad e Android.
- Dropbox: 2 GB gratis sul piano Basic e massimo 3 dispositivi collegati. Plus a 9,99 €/mese per 2 TB. Recupero e cronologia versioni standard di 30 giorni per i piani consumer. Dropbox dichiara AES-256 a riposo e SSL/TLS in transito.
- Proton Drive: la documentazione ufficiale consultata non presenta in modo del tutto uniforme il piano gratuito; a seconda della pagina e del percorso di attivazione, lo spazio free può arrivare fino a 5 GB. I tagli citati in modo più chiaro sono Drive Plus da 200 GB e Proton Unlimited da 500 GB. App per Windows, macOS, Android, iOS e iPadOS. Cronologia versioni: gratis fino a 10 versioni per 7 giorni; a pagamento fino a 200 versioni per 10 anni. Il punto forte è la cifratura end-to-end e zero-access. Non riporto qui prezzi in euro perché, nelle pagine ufficiali consultate, non erano esposti in modo uniforme per un confronto pulito con i listini italiani.
- pCloud: fino a 10 GB gratis. Piani da 500 GB e 2 TB. Supporto per Windows, Mac, Linux, iOS e Android. Revisioni e cestino: 15 giorni nel free, 30 giorni nei Premium, fino a 365 giorni con Extended File History. La cifratura zero-knowledge non è il default dell’intero servizio: è una funzione separata, chiamata pCloud Encryption. Anche in questo caso evito cifre in euro senza un listino italiano verificato in modo univoco.
Google One e Drive: forte su Android e condivisione, ma da verificare bene nei tagli superiori
Google resta una scelta molto immediata se vivi già dentro l’account Google. I 15 GB gratuiti sono comodi per iniziare con documenti, allegati, qualche foto e sincronizzazione di base. Il punto da leggere bene è il salto sopra i 100 GB. Nelle consultazioni di maggio 2026 i tagli superiori comparivano spesso legati a bundle AI, ma naming e resa del listino non erano del tutto uniformi. Se usi davvero quelle funzioni, può essere un vantaggio. Se vuoi solo spazio, vale la pena controllare la schermata finale del tuo account prima di dare per scontato piano e prezzo. La condivisione con fino a 5 altre persone è utile in famiglia. Meno brillante, invece, il discorso recupero: 30 giorni di cestino bastano per l’errore recente, ma restano una rete corta se vuoi trattare il cloud come archivio di lungo periodo. C’è anche il ripristino file in blocco con revisioni degli ultimi 25 giorni, ma Google lo presenta come beta. Un dettaglio che per alcuni pesa molto: Google Drive per desktop supporta Windows 10+ e macOS 12.1+, ma Google non offre un client desktop per Linux. Se il tuo computer principale gira su Linux, questo da solo può spostare la scelta.
iCloud+: quasi naturale se vivi in Apple, molto meno universale fuori dall’ecosistema
Per chi usa iPhone, iPad e Mac ogni giorno, iCloud+ è spesso la soluzione più fluida. Non richiede quasi nessuna configurazione: foto, file, backup e continuità fra dispositivi si tengono insieme meglio qui che altrove. Il nodo è il gratuito. I 5 GB inclusi possono diventare stretti in fretta, soprattutto se dentro vuoi far rientrare foto, file e backup. Il primo taglio sensato è spesso 200 GB a 2,99 €/mese; il 2 TB a 9,99 €/mese diventa interessante quando ci sono più persone in famiglia o una libreria foto ampia. Apple aggiunge un argomento forte sul fronte privacy con Advanced Data Protection: se la attivi, Apple dice di proteggere con crittografia end-to-end la maggior parte dei dati iCloud, inclusi backup, foto e note. Ma non è una coperta totale: collaborazione iWork, Album condivisi e la condivisione con chiunque abbia il link restano fuori da questa protezione. È un compromesso da conoscere prima, non dopo. Su Windows iCloud resta usabile e Apple documenta bene cosa puoi fare: foto, iCloud Drive, calendari e contatti in Outlook, password e segnalibri. Però la sensazione resta quella di un servizio che rende al massimo dentro Apple e meno bene quando il PC Windows diventa il centro del lavoro quotidiano. Anche qui il recupero file standard si ferma a 30 giorni. Per un archivio di famiglia è comodo, ma difficilmente dovrebbe essere l’unica copia.
OneDrive: spesso una scelta molto sensata se lavori già con Windows e Microsoft 365
OneDrive è spesso il servizio più facile da consigliare a chi usa Windows e lavora ogni giorno con Word, Excel e PowerPoint. Il motivo non è solo lo spazio: è il pacchetto. Se Microsoft 365 ti serve già, il costo reale di OneDrive può diventare più competitivo di quanto sembri guardando solo i gigabyte. Il piano da 100 GB con Microsoft 365 Basic è una soluzione ordinata per chi vuole spendere poco. Ma il vero salto di qualità è fra Personal e Family. Il primo porta 1 TB per un singolo utente; il secondo arriva fino a 6 TB totali, con 1 TB per persona, e per molte famiglie è uno dei listini più sensati del 2026. Microsoft spinge molto anche sulla sicurezza pratica: Personal Vault, blocco automatico e funzioni di rilevazione e ripristino da ransomware per gli abbonati Microsoft 365. In più, oltre al cestino di 30 giorni per gli account personali, gli abbonati possono ripristinare l’intero OneDrive a uno stato precedente entro 30 giorni. È una funzione concreta, soprattutto se una cartella viene alterata in massa o cifrata da malware. La compatibilità dichiarata con PC, Mac, iPhone, iPad e Android lo rende anche uno dei servizi più semplici da usare in case miste, dove non tutti hanno lo stesso ecosistema.
Dropbox: esperienza semplice e solida, ma nel 2026 il prezzo va pesato bene
Dropbox continua a essere facile da capire e da usare. Se lo hai già adottato da anni, potresti non sentire urgenza di cambiare. Ma per un nuovo abbonamento consumer il confronto oggi è più duro. Il piano gratuito Basic è il primo limite serio: 2 GB e fino a 3 dispositivi collegati sono pochi da consigliare come archivio principale nel 2026. Il piano Plus da 2 TB a 9,99 €/mese entra poi in una fascia dove iCloud costa uguale e OneDrive può offrire molto valore aggiuntivo se sfrutti Microsoft 365. Il recupero standard per gli utenti consumer resta di 30 giorni, quindi Dropbox non emerge come scelta forte per chi cerca una cronologia lunga. Sul piano sicurezza dichiara AES-256 a riposo e SSL/TLS in transito: standard solidi, ma diversi da un modello zero-access dichiarato di default. La sua forza vera resta la semplicità del workflow. Se per te vale più di tutto e non hai bisogno di un free plan generoso, Dropbox resta credibile. Ma oggi tende a essere una scelta di preferenza d’uso più che di convenienza pura.
Se la priorità è la privacy: Proton Drive e pCloud senza promesse vaghe
Proton Drive
Proton Drive è una proposta molto coerente per chi mette la riservatezza davanti a tutto. Il servizio si presenta con cifratura end-to-end e zero-access, cioè con un modello pensato per impedire al provider di accedere ai file. Per molti utenti questo è il criterio che separa un cloud comodo da un cloud davvero orientato alla privacy. Sul gratuito, però, è bene essere precisi: nelle pagine ufficiali consultate la descrizione del free tier non era identica ovunque. In pratica lo spazio senza abbonamento può arrivare fino a 5 GB, ma conviene verificare il percorso di attivazione. La documentazione cita poi Drive Plus da 200 GB e Proton Unlimited da 500 GB. La differenza più interessante, in pratica, è la cronologia: gratis fino a 10 versioni per 7 giorni; a pagamento fino a 200 versioni per 10 anni. Se temi modifiche accidentali, file sovrascritti o bisogno di recuperare documenti vecchi, qui il salto rispetto ai classici 30 giorni è notevole. Il compromesso è che, rispetto ai big generalisti, il servizio può essere meno integrato nel flusso quotidiano di chi vive già dentro Google, Apple o Microsoft. Se però la tua domanda principale è chi vede i miei file, Proton merita almeno il primo sguardo.
pCloud
pCloud è interessante per un motivo molto concreto: è uno dei pochi servizi consumer noti che continua a parlare chiaramente anche a chi usa Linux, oltre a Windows, Mac, iOS e Android. Offre fino a 10 GB gratis e piani da 500 GB e 2 TB. Va però letta bene la voce privacy. La cifratura zero-knowledge non copre l’intero servizio di default: viene proposta come funzione separata, pCloud Encryption. Questo non rende pCloud meno serio, ma cambia il confronto con chi offre un approccio zero-access come tratto centrale. Sul recupero file pCloud è più flessibile della media: 15 giorni nel piano gratuito, 30 giorni nei Premium e fino a 365 giorni con Extended File History. Per chi vuole un margine più ampio senza entrare subito in soluzioni business, è un punto a favore.
Quale scegliere davvero in base al tuo profilo d’uso
- Hai un telefono Android e vuoi soprattutto foto e documenti quotidiani: Google è spesso la strada più naturale. Il taglio da 100 GB è il primo da guardare, ma conviene verificare il prezzo effettivo mostrato nel tuo listino.
- Usi iPhone, iPad e Mac tutti i giorni: iCloud+ è la scelta più lineare. Il taglio da 200 GB a 2,99 €/mese è spesso quello giusto per partire senza ansia.
- Il tuo centro è il PC Windows e lavori spesso con Office: OneDrive è molto spesso un buon compromesso fra comodità, spazio e valore incluso.
- Vuoi un cloud semplice e ti trovi bene con il workflow Dropbox: Dropbox ha senso, ma più per abitudine o preferenza personale che per convenienza pura.
- Metti privacy e controllo prima di tutto: Proton Drive è fra le proposte più coerenti. pCloud è da valutare con attenzione se vuoi anche Linux e maggiore flessibilità sul recupero.
- Vuoi un vero backup domestico: nessuno di questi servizi andrebbe trattato come copia unica. Tieni almeno una seconda copia separata.
La checklist finale prima di abbonarti
- Quali dispositivi usi davvero ogni giorno? Android, iPhone, Mac, PC Windows e Linux non pesano allo stesso modo nella scelta.
- Ti serve solo spazio o anche recupero avanzato? Per alcuni utenti 30 giorni bastano; per altri sono troppo pochi.
- Paghi già per altre cose? Se usi Microsoft 365 o funzioni AI specifiche, il conto cambia molto.
- Condividerai il piano? Famiglia e multiutente possono rendere un’offerta molto più conveniente.
- Quanto conta la privacy? Crittografia standard, end-to-end opzionale e zero-access non sono la stessa cosa.
- Se cancelli oggi una cartella importante, tra due mesi riuscirai ancora a recuperarla? Questa domanda vale più di molti slogan pubblicitari.
Domande frequenti
Qual è il servizio più conveniente per chi cerca solo 100 o 200 GB?
Se vuoi 100 GB secchi, OneDrive Basic a 2 €/mese o 20 €/anno è uno dei riferimenti più semplici da leggere. Google propone anche un taglio da 100 GB, ma prezzo e presentazione del piano vanno ricontrollati sul listino italiano attivo. Se sei dentro l’ecosistema Apple, il taglio davvero sensato è spesso iCloud+ da 200 GB a 2,99 €/mese.
Se ho un iPhone ma uso anche un PC Windows, iCloud basta?
Può bastare per un uso personale, perché Apple supporta bene iCloud for Windows e l’accesso via browser. Ma se il PC Windows è il centro del lavoro quotidiano, OneDrive o Google possono risultare più naturali come ambiente principale.
I 30 giorni di recupero file sono sufficienti per stare tranquilli?
Per errori recenti, spesso sì. Per archivi di famiglia, documenti importanti o problemi scoperti tardi, no. Qui diventano preziose funzioni come il restore avanzato di OneDrive, la cronologia molto lunga di Proton Drive o una seconda copia separata.
Qual è la scelta migliore se la privacy viene prima di tutto?
Fra i servizi citati, Proton Drive è quello che si presenta in modo più coerente come soluzione end-to-end e zero-access. pCloud è interessante, ma la sua protezione zero-knowledge passa dalla funzione separata pCloud Encryption. In ambiente Apple, Advanced Data Protection alza molto il livello di protezione di iCloud, con alcune eccezioni da conoscere.
Posso usare il cloud come unico backup di foto e documenti?
No, non in senso pieno. Molti servizi sincronizzano anche modifiche e cancellazioni. Il cloud è utile e spesso indispensabile, ma per un vero backup serve almeno una copia aggiuntiva separata.
Nel 2026 conviene pagare un piano con AI inclusa se mi serve solo spazio?
Solo se userai davvero quelle funzioni. Nel caso di Google, i tagli superiori possono comparire dentro bundle AI o con naming che cambia a seconda del listino. Se ti serve soltanto archiviare file, conviene chiedersi prima se stai comprando spazio o un pacchetto che userai a metà.
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